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mantoancon un’intervista a Domenico Mantoan, Direttore Generale Area Sanità e Sociale Regione Veneto.

 

 

«Il 2017 è un anno molto importante per la Sanità veneta, perché sarà ricordato come quello in cui è stata data piena attuazione alla legge regionale n. 19/2016, che ha riformato il numero e gli ambiti territoriali delle Aziende ULSS e ha introdotto il nuovo ente di governance, denominato ‘Azienda Zero’». Esordisce, così, Domenico Mantoan, Direttore Generale Area Sanità e Sociale Regione Veneto, quando gli chiediamo a che punto sia l’importante riforma sanitaria che la Regione Veneto sta affrontando. E continua: «la Regione Veneto è molto impegnata nel dare concreto avvio a questo nuovo ente regionale, che avrà il compito di accentrare a sé alcune importanti funzioni precedentemente assegnate alle aziende sanitarie come la centrale per gli acquisti, il personale, la formazione, l’accreditamento, la gestione dei contenziosi e l’HTA. Così come non è da meno coinvolta nel dare indirizzi e linee operative per la trasformazione, che si è resa necessaria a seguito dell’accorpamento delle precedenti aziende sanitarie in 9 Aziende ULSS su tutto il territorio regionale, al fine di migliorare l’assistenza ai propri cittadini».


Dunque, i prossimi due anni saranno cruciali non solo per il Sistema Sanitario Regionale Veneto, ma anche per quello nazionale e saranno molte le sfide che il nostro Paese dovrà assolutamente recepire in ambito salute. «Ritengo che le sfide da dover affrontare per tutti i Servizi Sanitari Regionali nei prossimi anni riguarderanno, fondamentalmente, tre temi importanti», dichiara Mantoan. «In primis, la capacità di essere sempre pronti a promuovere ricerca e innovazione, per migliorare l’assistenza sia sotto l’aspetto clinico-medico, sia organizzativo. Secondo aspetto: realizzare una vera riforma del territorio, dopo aver ottimizzato nella Regione Veneto la rete ospedaliera secondo un modello “hub and spoke”, poi utilizzato a livello nazionale per la definizione del DM 70/2015 riguardante gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Ultimo, ma non meno importante: valorizzare le professioni sanitarie anche attraverso una maggiore interdisciplinarità tra i professionisti e la definizione di nuovi criteri, per facilitare l’accesso al Servizio Sanitario Regionale di nuovi medici neo laureati».

 

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